LEI COLTIVA FIORI BIANCHI

Incipit

Nella fresca mattina di metà maggio, la prima soleggiata dopo settimane di piogge, la campagna sembrava presa da un'improvvisa euforia. Il verde rutilava e brillava e si pavoneggiava senza ritegno. Le gaggie esibivano grappoli bianchi come offerte speciali in competizione con la variante in giallo dei maggiociondoli, lungo i fossi fiorivano già i papaveri di un rosso spudorato, i ciuffi incolori dei sambuchi si travestivano con un profumo greve. Dalle colline scendeva a folate l'odore di sperma dei fiori di castagno, le rondini si sfrenavano a stridere e roteare nell'azzurro ancora pallido, esaltate dalle esalazioni umide della terra grassa, nera e sensuale, che si offriva al virile abbraccio del sole.

Nei paesi c'era poco movimento. Qualche donna sbatteva stracci alla finestra, i negozianti aprivano le botteghe con calma, tirando fuori cassette di verdure, espositori di riviste e cartoline. Nelle piazze i banchi dei mercati erano già pronti, gli ombrelloni aperti e la merce esposta, ma non c'era ancora nessun compratore. I bambini, rapiti dagli scuolabus, scontavano la prigionia scolastica. Ma da tutti i giardini, nascosti da muri di mattoni o intravisti dietro reti metalliche e cancellate di ferro, un profluvio insensato di rose si riversava sulle strade. Rose grandi come cavoli, rosse, dall'odore scuro e violento, rose gialle rampicanti come ladri carezzevoli, rose rosa a ciuffetti, bianche a cascata, arancione robuste come fiamme, crema, paglierino, pallide come guance d'inverno o accese come dopo una passeggiata in montagna, invadevano la breve freschezza del mattino con sbuffi e cenni e sospiri e aliti fragranti.