IRENE A MOSAICO

Si rese conto di colpo, mentre sorseggiava il caffè, che era impossibile continuare a vivere rincorrendo l'amore. Sapeva che quel momento esisteva, che prima o poi arriva per chiunque viva abbastanza a lungo, ma non aveva mai davvero creduto che sarebbe successo anche a lei.
Era una primavera precoce, calda come l'estate. Sul terrazzo illuminato dal sole mattutino api e calabroni ronzavano già attorno alla gloriosa fioritura del glicine. Il profumo cominciava a spargersi in spire e volute quasi palpabili. Irene si toccò gli avambracci. Molli. Si ravviò i capelli. Aridi. Nell'angolo degli occhiali da sole si specchiavano due ventaglietti di rughe. Alzò le mani davanti al viso, le dita aperte e distese. Mani inequivocabilmente invecchiate, a dispetto di ogni crema.
Eppure… Scrollò le spalle, si versò un'altra tazza di caffè...